French touch

11Mag08

A me ascoltando Swimming è partita una bestemmia di approvazione, un “porco…” che tradisce l’ammirazione che nutro per questo gruppo, capace negli anni di causarmi sbalzi ormonali come poche altre realtà musicali là fuori. I miei Death Cab, oserei dire, anche se di mezzo c’è un continente intero (fisico e non), e anche se la critica non è mai stata gentile nei loro confronti (chissà perché poi). Buona domenica…

French Kicks - Abandon

Sentenze

06Mag08

Lo dico? Va bene, lo dico: i Wolf Parade hanno scritto e concertato un album intelligente, dentro e fuori dal tempo, un po’ come Desmond in Lost. Punto.

Wolf Parade - Call It A Ritual

Di una cosa sono sicuro: uno scenario simile se lo sarebbe potuto immaginare soltanto J.J. Abrams, quello che sulle relazioni fra passato e futuro ci ha costruito un’intera carriera. Voglio dire: ieri abbiamo ballato, cantato e saltato con lei, la regina dalla pelle d’ebano della dance anni ‘90, ed è stato un po’ come chiudere un cerchio aperto alle medie, sempre con lei, quando ci si scambiava i primi, timidi, baci nelle festicciole fra compagne e compagni di classe, sorseggiando coca-cola e trangugiando tramezzini al prosciutto, convinti che il domani non sarebbe mai arrivato, che si sarebbe rimasti per sempre ragazzini, sognatori, belli dentro e fuori. Va da sè che su Rhythm of the Night è quasi venuto giù il locale.

Si va avanti a rilento, come nei cantieri di Italia ‘90. È che qui sta succedendo davvero di tutto: sbronze epocali, partite memorabili (e “di sostanza”) a Mario Kart, sessioni di yoga e aerobica con Wii Fit, feste che ti ricordano le medie, la dance à la Albertino e tutte quelle robe lì, ma soprattutto nessuna voglia di aprire il blogghe per dire che il nuovo pezzo dei Coldplay non sorprende né delude o che il concertone del Primo Maggio sostanzialmente ha rotto il c***o (però io Santamaria coi Marlene Kuntz mica l’ho disprezzato, boh). Arriveranno tempi migliori, spero.

Bum

21Apr08

Allora, a tutti gli amanti del KFC e dell’unto, del sudore rocchenrolle e del sound corposo ma comunque melodico, segnalo che qui potete scaricare Evil Urges, l’ultima fatica dei My Morning Jacket. Comunque vada, sarà un successo (spero).

UPDATE: disco dell’anno, a prescindere.

Alla fine l’ho preso, nonostante un conto in banca ridotto all’osso e, soprattutto, un certo scetticismo nei confronti di un videogioco di calcio da manovrare con Remote e Nunchuck, due strumenti decisamente più adatti a giochi di mano come il tennis o il golf. Prima dei giudizi, una premessa: PES 2008 su Wii non ha paragoni, nel senso che non troverete mai un’esperienza simile su PlayStation 3 o su Xbox. Questo, nel bene come nel male. Mi spiego: innanzitutto il gioco - lo dimostrano le sue inquadrature - è molto più “collettivo” rispetto alle versioni sulle altre piattaforme. Grazie alle combinazioni fra i due citati controller, infatti, è possibile manovrare non uno, ma due, tre o addirittura quattro giocatori in contemporanea, facendo loro compiere azioni del tipo “ho visto cose che voi umani”. Per dire: avanzando con Kakà è possibile fare incrociare Gilardino e Inzaghi, oppure far passare Seedorf in sovrapposizione. E ancora: difensivamente, si può facilmente passare dalla zona alla marcatura a uomo, oppure optare per la trappola del fuorigioco. Certo, nonostante l’immediatezza dei comandi bisogna un attimino farci l’occhio: a volte prima ancora di fare quello che vorresti fare vieni superato dagli eventi, come Tom Cruise in Minority Report (l’esempio non è casuale). Eppoi ci sarebbe il tiro: semplice, pure troppo, trovare l’incrocio dei pali (l’ho fatto con De Guzman, mica con Maradona). Capisco la difficoltà degli sviluppatori a trasferire la tradizionale tecnica di tiro con la power bar, che se tenevi premuto il quadrato un secondo di troppo la mandavi all’Ippodromo dietro San Siro, però così è davvero esageratamente semplice (e “impreciso”, non so se mi spiego). Comunque, per essere una “prima volta”, nonostante qualche difettuccio direi che PES 2008 su Wii se la cava piuttosto egregiamente.

Sindrome di Peter Pan o semplice e sana (si fa per dire) devianza? Boh, fatto sta che intanto ho già un bel po’ di doppie, per cui - se volete scambiare le figu - fatevi avanti che ci si ritrova tutti insieme. Ah, dopo la scuola ovviamente e prima dei cartoni animati.

Aggiornamenti

16Apr08

Sono giorni strani, questi qui, giorni in cui penso costantemente al fatto che Take It From The Man! sia il miglior album della storia, secondo forse soltanto alla banana. Comunque, come al solito a causa del lavoro sono stato poco (pochissimo) a casa. Poco male, tanto sono in bolletta per cui non posso ancora permettermi Mario Kart e PES 2008 per Wii. Ah, probabilmente dovrei dire qualcosa delle elezioni: la cosa interessante, vivendo all’estero, è che da qui le faccende politiche sembrano una commedia. L’importante in ogni caso è che adesso non arrivi veramente Ronaldinho…

Oh, ma a voi piace Mad Men? A me un botto, soprattutto perché ogni tre per due i protagonisti aprono una bottiglia di quelle “pesanti” (anche in ufficio: che tempi meravigliosi!) e fanno scattare un delirio alcolico invidiabile. Scherzi a parte, è una serie girata e interpretata davvero bene, con tutti i cliché e i luoghi comuni dell’America dei primi anni Sessanta ma anche con tanto, tantissimo e spietatissimo cinismo. Ve la consiglio, va in onda ogni martedì in seconda serata su Cult.

Una cosa, forse due: si parla tanto di Cina, Olimpiadi e Tibet, con il tipico ribrezzo di chi sembra essere appena caduto dal pero, di chi fino a ieri credeva che il mondo fosse un posto bello e normale. Ora, sono il primo a dire che quanto sta succedendo là in termini di diritti umani e via discorrendo è terribile, però mi sembra altrettanto terribile (e ipocrita) il ragionamento di molti atleti che hanno aderito ai moti di protesta. Sì, perché una finale di un Mondiale ai tempi si poteva tranquillamente giocare con un pallone cucito a mano da un bambino. Parallelamente, Michael Johnson poteva infrangere il record del mondo sui 200 m e i 400 m con ai piedi un paio di scarpe per le quali il bambino di prima (o forse un altro, il concetto è quello) aveva guadagnato 10 centesimi. Nessuno, evidentemente, è tanto moralista da rinunciare ai contratti milionari di Nike, Adidas o Puma.



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