Ho meditato a lungo di scrivere un post così, a metà fra un ritorno e un addio. Dalle mie ultime parole ne sono passate di tutti i colori: alcol buttato giù a fiumi per tirare avanti, amori volati via come lacrime nella pioggia (cit.), giornate di lavoro talmente lunghe e faticose che alla fine manco avevi sonno talmente eri cotto, gli Stati Uniti, le litigate infinite con genitori che non capiscono, le lacrime (ancora!) soffocate da un sorriso a denti stretti facendo finta che niente sia cambiato, la tristezza che arriva la notte, lo scazzo quando apri gli occhi al mattino e non sei ad Acapulco, il voler essere teenager sempre e comunque, la vita che scivola via e tu che non puoi farci un beneamato cazzo, e tante, tantissime altre “cose” e situazioni che mi ci vorrebbero trenta spazi come questo per descriverle tutte. Cosa significa tutto questo? Non lo so. Probabilmente ho rinviato così tanto e così a lungo questo momento che adesso non so cosa dirvi: andarsene non è mai bello, ma in questo strano mondo chiamato blogghe immagino si faccia così, semplicemente, con un clicche. O, più semplicemente, devo prima risistemare la mia vita al di fuori di queste quattro mura telematiche per poter tornare qui. In caso di bisogno, mi trovate su Last. La musica, beh, quella credo proprio che non la lascerò mai.




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